Due risposte all’astensionismo
Due istantanee per raccontare una giornata nella quale il governo Monti ritrova una robusta vocazione riformatrice. La prima foto ritrae il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, mentre imbraccia sorridente la nuova cartina dell’Italia sfrondata per decreto di trentacinque province inutili (fatti gli accorpamenti, ne sopravvivono 51). La seconda foto immortala la titolare del ministero della Giustizia, Paola Severino, mentre spiega la bontà del provvedimento in materia di corruzione appena approvato alla Camera.
11 AGO 20

Due istantanee per raccontare una giornata nella quale il governo Monti ritrova una robusta vocazione riformatrice. La prima foto ritrae il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, mentre imbraccia sorridente la nuova cartina dell’Italia sfrondata per decreto di trentacinque province inutili (fatti gli accorpamenti, ne sopravvivono 51): una mappa colorata che, nelle intenzioni dell’esecutivo, deve testimoniare la concretezza di un “processo irreversibile”, e che al tempo stesso rappresenta una sfida al ceto politico impegnato negli ultimi giorni a sabotare i tagli alla spesa pubblica.
La seconda foto immortala la titolare del ministero della Giustizia, Paola Severino, mentre spiega la bontà del provvedimento in materia di corruzione appena approvato alla Camera (testo identico a quello del Senato: è legge della Repubblica). “Si può sempre fare di più ma non ci sono stati compromessi politici al ribasso: si doveva regolare il fenomeno della corruzione”, ha detto il Guardasigilli, forte di una maggioranza monolitica alla prova del voto in Parlamento. Unico inconsolabile, Antonio Di Pietro. Lui avrebbe preferito un testo da sanculotti e piange “l’occasione mancata”, ma forse lo fa anche per stornare da sé l’eco del processo a cielo aperto che la sua Italia dei valori (troppo “sua”, a quanto pare) gli sta infliggendo a causa della spericolata gestione dei soldi del partito.
La legge sulla corruzione non è soltanto il prodotto di un’urgenza politica (Grillo perde comunque), è il frutto di una buona mediazione fra partiti che bonifica larghe aree d’illegalità e rafforza le credenziali del governo in Europa. E ben si combina con il disboscamento degli enti pubblici già promesso a suo tempo dalla maggioranza berlusconiana. Non è male come risposta all’astensionismo.
La legge sulla corruzione non è soltanto il prodotto di un’urgenza politica (Grillo perde comunque), è il frutto di una buona mediazione fra partiti che bonifica larghe aree d’illegalità e rafforza le credenziali del governo in Europa. E ben si combina con il disboscamento degli enti pubblici già promesso a suo tempo dalla maggioranza berlusconiana. Non è male come risposta all’astensionismo.